Valentina inizia la sua produzione ancora in tenera età, a 16 anni si innamora di De Chirico e Klimt, che saranno l’imprinting espressivo di tutta la sua produzione. Come lei stessa ama definirsi, si ritiene un’artista bipolare, profondamente divisa tra spirito e materia, tra un’esigenza espressiva di “pancia”,  che la porta ad una raffigurazione decisamente metafisica, ed un desiderio di celebrazione della bellezza visiva e dell’ordine grafico, che la porta ad una produzione alterntiva decisamente più razionale, con parole sue “di testa”. Questo profondo dualismo la porta a scegliere di firmare le due linee pittoriche con nomi differenti sebbene rappresentitino la medesima mano creatrice. I quadri metafisici portano il nome di famiglia “Azzini”, mentre quelli di ispirazione decisamente più Pop, portano l’acronimo scelto per l’attività gestita negli ultimi anni, Vaz. Nelle ultime creazioni questa differenza si sta evolvendo in una rappresentazione volta ad unificare in un unico stile queste due “anime” dell’artista. Questa la finalità del suo percorso artistico.

Biografia completa

Azzini Valentina nasce a Udine il 14 Settembre 1979. Studia all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, sede staccata di Passariano di Codroipo, Udine.

Dopo il primo riconoscimento  ottenuto nel 2005 al primo concorso Internazionale di pittura di Majano, provincia di Udine, la sua carriera artistica ha ufficialmente inizio.

Tra i riconoscimenti ottenuti ed i premi ricordiamo:

  • Il primo premio di scultura al concorso Coseano Vie d’Artista;
  • il primo premio di pittura al concorso Le Cinque Terre di Portovenere in Liguria;  il premio della Critica “un segno nel tempo” al concorso Nazionale di Pittura e Scultura e Grafica alla galleria La Spadarina di  Piacenza nell’ Aprile 2009, dove nel 2011 le verrà assegnato un altro premio per il concorso TRa Materia e Spirito.
  • Tra il 2005 ed il 2014 Espone in numerose collettive e personali a Torino,  Forlì, Massa Carrara, Piacenza, Lignano, Bruxelles, Udine, Roma, Padova, Forte dei Marmi,  Londra e Venezia, in Germania sul lago di Costanza e a Milano.

Nel  Novembre 2010 conosce il critico Vittorio Sgarbi ad una collettiva organizzata presso la galleria Art Santa Teresa di Fano, Pesaro Urbino, in occasione dell’inaugurazione del suo ultimo libro . Il critico la vorrà in seguito come artista emergente tra una rosa di artisti scelti per la mostra “Spoleto Incontra Venezia” del Settembre 2014 a Venezia.

Valentina Azzini espone anche presso la rinomata galleria Margutta a Roma nel  Maggio 2011.

Dal 2008 al 2015 la ditta individuale Vaz di Valentina Azzini si spinge fino a Roma con le sue creazioni di decorazioni di interni, lavorando con il pubblico e privato, rendendo gli spazi abitativi vere e proprie opere d’arte.

Nel 2014 i suoi Murales Digitalii vincono un premio per il concorso Malamegi Lab, molti i locali della sua Udine che vestono un murales Vaz.

Si specializza nella progettazione e decorazione di interni, nell’applicazione di pavimenti e rivestimenti in resina, nelle pitture decorative edilizie e nella produzione di artigianato artistico con materiali di recupero e resina.

Oggi si dedica completamente alla sua più grande passione, la pittura, estesa ai diversii campi delle arti applicate; dall’edilizia, all’arredamento alla produzione tessile  le sue texture vengono trasportate sulla materia caratterizzando oggetti e ambienti con l’inconfondibile stile Vaz.

dicono di Lei:

„Figure come apparizioni seducenti e inquietanti, giochi visivi labirintici“

Licio Damiani

Scrivono di me

dal Messaggero Veneto del 01/02/2013

di Domenico Pecile

«Ho sempre ricercato una forma espressiva che canalizzasse alla perfezione il potente dualismo che vivo fin da tenera età. Ora concepisco tale condizione come umana e naturale, con la quale chi più chi meno, deve fare i conti. Per anni parlavo di me stessa al plurale, credendo che prima o poi avrei dovuto scegliere chi essere. Scegliere tra spirito e materia. Tra elevazione e sensorialità. Ora sento di amare ogni parte di me, necessaria e sufficiente alla ricerca che voglio intraprendere nel mio cammino. Voglio toccare il cielo ed accarezzare la terra, assaporando la sensualità dell’Essere». Come si diceva, il risultato della sua ultima produzione suggerisce quanto si possa essere provocanti senza tuttavia essere necessariamente espliciti. Conclude la Marchesan: «Infatti la tematica sensuale non viene affatto abbandonata, ma si trasforma. non è più urlata, ma adesso semplicemente sussurrata».

 dal Messaggero Veneto del 01-02-13

di Domenico Pecile

UDINE. Meno provocatoria, meno eretica, meno irriverente, ma pur sempre sensuale. Ed è una sensualità nuova, forse meno appariscente, ma non per questo meno incisiva e suadente quella che ispira il nuovo corso artistico di Valentina Azzini, udinese, che si è pure specializzata nella progettazione decorazione di interni, nell’applicazione di pavimenti e rivestimenti in resina e nella produzione di artigianato artistico con materiali di recupero e resina.

Se è vero, infatti, che le sue “creazioni” soprattutto nella fase iniziale erano molto concentrate sulla figura femminile con posture decisamente erotiche, ora ha deciso quasi di omettere la corporalità provocatoria ricercando, tuttavia, nuove forme di sensualità che confina in altre tipologie come le linee, le forme, i colori. E anche le parole seducenti che compaiono nelle sue nuove tele.

Questa nuova ricerca è condensata nella mostra Le foglie del giardino Moyra, che sarà inaugurata oggi, alle 18, nella libreria Kobo Shop, in via Palladio 7 e che sarà visitabile fino a sabato 16 febbraio (gli orari della mostra seguono quelli della libreria: da martedì a sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.30). Si tratta complessivamente di quindici opere, 10 tele cinque cosiddette installazioni.

E tra queste dieci tele ce n’è soltanto una sola che ricorda l’impeto erotico della prima produzione. Tutto il resto è, appunto, ricerca di nuove strade che conducono a una seduzione meno diretta, ma più intrigrante che Valentina sta scoprendo giorno dopo giorno.

«In questa mostra – commenta Laura Marchesan, critica e curatrice della mostra – la Azzini ci propone delle opere di una sensualità più astratta, ricercata attraverso l’abile uso dei colori che vengono fatti colare leziosamente lungo la tela e che richiamano le vecchie pareti intonacate, consumate e stravolte dallo scorrere del tempo». Inoltre – è ancora il suo pensiero – vengono inserite parole evanescenti dal forte contenuto spirituale, accostate a immagini dalle forme seducenti, come i tulipani e gli arabeschi, caratterizzati da una forte simmetria e dalla somiglianza con foglie e fiori, che danno all’osservatore una gradevole sensazione di serenità e bellezza.

«Unitamente alle tele – conclude la Marchesan – sono esposte anche delle sagome decorate con un horror vacui di ritagli di frasi, tratti da riviste, dal chiaro sapore pop».

Da parte sua l’artista si racconta così: «Ho sempre ricercato una forma espressiva che canalizzasse alla perfezione il potente dualismo con cui lotto da quando percepisco di essere in coscienza. Ora concepisco tale condizione come umana e naturale, con la quale chi più chi meno, deve fare i conti. Per anni parlavo di me stessa al plurale, credendo che prima o poi avrei dovuto scegliere chi essere. Scegliere tra spirito e materia. Tra elevazione e sensorialità. Ora sento di amare ogni parte di me, necessaria e sufficiente alla ricerca che voglio intraprendere nel mio cammino. Voglio toccare il cielo ed accarezzare la terra, assaporando la sensualità dell’Essere». Come si diceva, il risultato della sua ultima produzione suggerisce quanto si possa essere provocanti senza tuttavia essere necessariamente espliciti. Conclude la Marchesan: «Infatti la tematica sensuale non viene affatto abbandonata, ma si trasforma. non è più urlata, ma adesso semplicemente sussurrata».

dal Messaggero Veneto del 23/09/2011

Arte, l’amore ai tempi della Azzini

Domani, alle 18, nella Galleria d’Arte La Loggia, in piazza Libertà, 11, a Udine, ci sarà la vernice Pain Things La Passione nell’Arte, di Valentina Azzini.L’esposizione si protrarrà poi fino al 13 ottobre 2011. La mostra è un omaggio all’amore e alla sensualità femminile. Del resto il titolo “Pain, things” che letteralmente significa “oggetti sofferenti” parla da sè. L’artista, che ha già ottenuto molteplici riconoscimenti, nazionali e internazionali, vuole sottolineare quel sottile aspetto malinconico e tagliente che definisce l’amore e l’amante e l’amato. Ogni sua opera porta in sè una esagerata necessità di trasmettere forti emozioni, delle quali lei personalmente – come tiene a sottolineare – ne ha fatto il suo stile di vita. Detto con parole sue: «Il folle desiderio è una tortura irrinunciabile». Insomma, davvero una mostra da non perdere per un’artista che farà parlare sempre più di sé.

Valentina Azzini e le “Foglie Del Giardino Di Morya”

Libreria Kobo Shop – Udine, 2 Febbraio 2013

Le opere d’arte di Valentina Azzinii sono state esposte in tutt’Italia e da diversi anni incuriosiscono e attirano un pubblico eterogeneo, dai galleristi e collezionisti, agli appassionati d’arte, arredamento e design, per il loro aspetto provocatorio e sensuale, nonché per la ricchezza di elementi grafici.

La sua ricerca si concentra principalmente sulla commistione di figure sinuose di ispirazione klimtiana e di parole o frammenti di frasi tratte da riviste o da libri a sfondo esoterico, che rimandano all’artista Jean-Michel Basquiat, principale esponente del movimento del graffitismo americano degli anni ’80 assieme all’amico Keith Haring. La caratteristica principale dei dipinti di Basquiat consiste infatti nella presenza di immagini rozze e infantili accostate a parole, in parte cancellate, talvolta sfondo, o più spesso parte integrante dell’opera.

Recente è la scelta della Azzini di omettere la figura umana dalle sue opere per soffermarsi invece sulla sensualità delle parole, accostate a colori molto diluiti che colano lentamente, leziosamente, lungo la tela. Ispirata dal testo “Foglie del Giardino di Morya” l’artista intraprende una ricerca spirituale volta ad indagare sulla natura delle nostre passioni, per poterla meglio conoscere e quindi esprimere. Al centro delle sue opere echeggiano le parole fuoco, disciplina di spirito e bene generale, che si propongono quale guida di tale percorso. “Foglie del Giardino di Morya” è un trattato esoterico, edito nel 1924, che riporta pensieri e riflessioni del Maestro Morya, membro della Gerarchia dei Maestri nominati dalla Società Teosofica quali guide spirituali dell’umanità.

Dice l’artista: “Ho sempre ricercato una forma espressiva che canalizzasse alla perfezione il potente dualismo con cui lotto da quando percepisco di essere in coscienza. Ora concepisco tale condizione come umana e naturale, con la quale chi più chi meno, deve fare i conti. Per anni parlavo di me stessa al plurale, credendo che prima o poi avrei dovuto scegliere chi essere. Scegliere tra spirito e materia. Tra elevazione e sensorialità. Ora sento di amare ogni parte di me, necessaria e sufficiente alla ricerca che voglio intraprendere nel mio cammino. Voglio toccare il cielo ed accarezzare la terra, assaporando la sensualità dell’Essere. ”

Il risultato della sua ultima produzione suggerisce quanto si possa essere provocanti senza tuttavia essere necessariamente espliciti. Infatti la tematica sensuale non viene affatto abbandonata, si trasforma, non è più urlata, ma ora semplicemente sussurrata. Traspare sempre il contrasto e la lotta tra il carnale e lo spirituale, che però ora tende apertamente ad un punto d’incontro ove nessuno dei due prevale sull’altro e nessuno dei due rinnega l’altro. Tutto è alla ricerca di una nuova armonia, ad una quanto mai moderna convivenza di fatto; esattamente come noi, nella vita di tutti i giorni, cerchiamo di trovare un punto d’incontro tra etica e passionalità.

Laura Marchesan

Dal corriere dell’arte di Torino, del 09/10/2009

a cura di Nives Maria Salvo

Critico d’Arte

L’artista con un portato singolarmente originale ci offre una ridefinizione dell’immagine della donna, che nel suo caso è per molti aspetti legata ad un sentito autobiografismo. Per parte sua Azzini propone una donna sensuale e con grinta da vendere, in una parola una donna che vuole essere viva e vuole affrontare le sfide della società contempornea. Ella riflette i suoi limiti a cui è soggetta l’umanità, ma ha anche voglia di provare a superarli. L’artista che si è formata presso l’Accademia delle belle arti di Venezia è anche specializzata nelle decorazioni di interni e nell’utilizzo delle resine epossidiche, materiale che utilizza come suppoto per le sue opere.La sua immagine della donna contemporanea assomiglia a quella proposta dai modelli fotografici e può essere icona di riferimento per molte giovani donne. Pelle bianca e capelli vaporosi, labbra rosse e continui rimandi alla sensualità. Le opere di Valentina Azzini sono composite di immagini figurative e scrittura. La scelta di questa modalità è data dalla ricerca di sperimentazione di un nuovo gusto estetico. Molti sono già i riconoscimenti della critica.